Ciclo del Contatto

Cosa ci si fa con le emozioni?

La paura è un campanello d’allarme sull’esistenza di un pericolo reale o immaginato.

La tristezza è un campanello d’allarme per la mancanza di affetto.

Ogni emozione ha il senso di essere sentita ma anche di essere accolta, meno ci si fa contatto e più l’emozione si blocca e resta lì, sedimentano nel corpo se non vengono ascoltate. Se la accolgo e la riconosco, so dove andare, ne vedo la direzione perché sento il bisogno che ho.

Se riconosco che le emozioni hanno un lor andamento posso farci contatto ed abitarle un po’ senza venirne sopraffatto.

Questo richiede un addestramento, è la famosa educazione sentimentale che si fa nella vita.

Nell’ottica gestaltica, a differenza di quella cognitivo – comportamentale, dove c’è l’idea che l’emotività sta in mezzo alla volontà ed al comportamento, si cerca un senso dell’espressione dell’emozione, cioè si cerca di farla fluire in un modo qualitativamente accettabile.

Nella gestalt essere in contatto vuol dire avere un rapporto efficace, che abbia un qualche effetto sugli interlocutore, un rapporto che non lascia le cose come erano prima, un rapporto che trasforma.

E’ in contatto chi è qui e ora, si rende conto di cosa sente, sceglie cosa desidera, decide cosa fare e poi, dopo averlo fatto, verifica cosa sente.

L’importante è l’intenzione, cioè la direzione che gli voglio dare: se penso prima di sentire, agisco quell’emozione, se invece sento prima di pensare, il pensiero da forma all’intenzione, cioè definisco a quale scopo lo faccio. Se vedo l’intenzione di quello che voglio fare, posso cambiare alcuni comportamenti abitudinari, e se abbandono ciò che sono abituato a fare posso sperimentare qualcos’altro di me, perché abbiamo una molteplicità interna.

Nell’esperienza del contatto non si può starci a metà, se ci stiamo dentro succede davvero qualcosa di trasformativo all’interno di noi stessi e con l’altra persona.

Quanto più si è disposti a stare in relazione, tanto più avvengono le cose.

E’ necessario essere responsabili di cosa diciamo e chiedersi sempre qual è lo scopo di dire quello che si vuole dire e qual è l’effetto che può fare sull’altro.

Emozioni nella Gestalt

Come in un’orchestra gli strumenti, così nell’animo umano le necessità e i desideri hanno bisogno di trovare forme di dialogo tra loro, prima ancora che con il mondo esterno, per evitare la spiacevole dissonanza tra istanze ognuna in sé significativa anche se contraddittorie rispetto ad altre.

Per Perls, il fondatore della psicoterapia della Gestalt negli anni 40,ci sono tre principi fondamentali sui cui si fonda il suo lavoro:

  • L’insopprimibile relazione organismo/ambiente
  • l’approccio olisticoin continuum di consapevolezza
  • l’assunzione di responsabilità ela creatività individuale 

Secondo Perls, gli esseri umani sono considerati innanzitutto come organismi viventi in quanto nutriti dall’ambiente attraverso l’attività sensoriale. È l’apparato sensoriale, infatti, il primo ad essere sensibilizzato dall’incessante rapporto con l’ambiente esterno o interno che sia ed a costituire la base di ogni conoscenza (sentire freddo, sete, ecc.)

In quanto momento del processo conoscitivo, le sensazioni non possono essere separate né dall’oggetto del sentire né dalla coscienza di sentire, sentire di sentire.

La sensazione è a un tempo manifestazione della cosa stessa e dell’essere nel mondo dell’uomo, ma l’essere nel mondo dell’uomo acquista valore solo attraverso la risonanza emozionale che trasforma ogni evento in esperienza vissuta e, quindi, in conoscenza dando all’esistenza un senso che solo il singolo individuo è in grado di attribuirle, senso inteso come significato che per ciascuno assume la propria esperienza e il mondo in cui questa si esprime.

Le emozioni possono essere considerate particolari gruppi di sensazioni che richiedono una reazione significativa nell’ottica della sopravvivenza (per es. paura=fuga)

Sensazioni e emozioni nel loro complesso intrecciarsi, nella loro copresenza spesso contraddittoria sono il sale della vita: non c’è senso senza il sentire.

Come sottolinea P. Quattrini, tra il sentire ed il fare qualcosa di quello che si sente c’è di mezzo il libero arbitrio, che ha a che fare con l’assunzione di responsabilità

Aiutare a ripristinare una fluida e coerente relazione tra sensazioni, emozioni, immaginazione, pensieri ed azioni all’interno di una data esistenza, ed in un momento dato, apre a nuove modalità di vita che, pur generatrici a volte di benessere a volte di malessere, risultano nel loro complesso più soddisfacenti per la persona.

Pensare e sentire, entrambi necessari per il benessere, sono incommensurabili ma non necessariamente contrapposti. In ottica gestaltica, sulle sensazioni e sulle emozioni, e solo su di esse, trovano fondamento coerente sia quella pre-azione che è il pensiero, sia la vera e propria azione responsabile che può portare benessere e soddisfazione come dolore e frustrazione.

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