L’empatia

Il problema è questo: come posso io percepire qualcun altro?

E cos’è l’empatia?

L’empatia è ciò che ci porta dal proprio vissuto a quello di un altro.

La via empatica è una forma intenzionale di percezione e la capacità di mettersi nei panni dell’altro è uno strumento che ci consente di percepire la risonanza e la concordanza con il benessere umano in quanto tale

Questa capacità tutti sanno che esiste: se non esistesse fra l’altro non esisterebbe nemmeno il teatro.

L’ empatia è fondamentale per capire qualcosa degli esseri umani, cioè per capire chi è il soggetto che ho davanti: mettersi nei panni degli altri è necessario possibilità di stare dentro un contesto vivo, non unidirezionale, perché gli altri sono come me.

E ‘fondamentale per la qualità della vita , che è dato anche dalla qualità delle interazioni con gli altri, e le interazioni con gli altri sono prive di vita e di qualità, come spesso accade, è come se artisticamente fossero scarabocchi invece che quadri.

Entrare in empatia con gli altri significa fondamentalmente esserci, essere presenti , e sentire cosa succede emozionalmente dentro di te, quando gli altri scambiano emozionalmente qualcosa di importante per loro.

Nel consiglio la narrazione del cliente fa un effetto sul consulente e guarda in contatto con questo effetto serve ad immaginare l’altro, serve molto lontano prima che siano modi per avvicinare l’altro e rimanere presenti in contatto

E ‘più interessante dire: “non so cosa dirti, ma ci sono” piuttosto che dovere dare soluzioni / risposte, o peggio ancora riportare l’attenzione su se stessi, raccontando qualcosa di simile che ci è accaduto

Quando succede qualcosa di buono tra le persone è interessante, affascinante, è una meraviglia: ricompensa immediatamente, non serve per un paradiso futuro, è qualcosa che soddisfa subito .

Intimità nella relazione

“Litigare con la persona che è una specie di tormento autoinflitto. L’io si divide. L’eros entra in lotta con il suo opposto freudiano. E se un vincere è grazie, un chi importa? A te, cosa che ti fa attenzione alla bestia e ti rende più incauto. Senza considerare il senso di connaturata stanchezza dell’operazione …. Quindi, perché non fare il ritmo subito, prendere la scorciatoia e risparmiare la fatica di questa rabbia? Perché nessuno dei due lo può Siete finiti in uno scivolo, senza alcun controllo dei sentimenti e del vostro futuro. Lo sforzo aggraverà la situazione sicché, alla fine, ogni cattiveria deve essere disdetta un quintuplo del suo valore iniziale. di intenza concentrazione altruista. “

Ian McEwan – Macchine come me

Sto leggendo questo libro di uno dei miei autori preferiti e sono soffermata su questo passo che mi ha fatto riflettere sulla relazione con l’altro, una delle cose che amo di più e che ritengo complessa e affascinante. La relazione non è, accade ed accade ogni volta che accade. L’ intimità è il riconoscimento dell’altro, incluso l’altro, cioè prendere con sé, sperimentando ciò che c’è nell’alterità, avvicinandosi senza tentare di afferrare. Lasciare spazio tra me e l’altro perché potrebbe accadere qualcosa.

In questo spazio è importante ascoltare e dire , la dimensione del dialogo ci è di scambio, di conoscere e riconoscere, la dimensione della relazione io-tu ci sono di esistere e di definirci, perché affermare che la nostra identità è utilizzata facendo riferimento all ‘ altro.

Ci sono allora due dimore: quella della relazione (il nostro spazio, la nostra casa, il nostro luogo) e quella del linguaggio (le parole sono il luogo in cui abitiamo, scegliamo con cura le parole da dire perché esse ci sono, ci segnalano )

In queste due dimensioni possiamo sperimentare intimamente la vita dell’altro e la nostra propria vita, comprendendo l’altro

Nella relazione d’aiuto è fondamentale avvicinarsi all’altro con attenzione e gentilezza, creando quell’ intimità che mi consente di percepire la sua vita, con stando quello che c’e, lasciando l’altro essere quello che è.

La Comunicazione

La comunicazione è una degli strumenti che abbiamo per entrare in relazione con gli altri, ed è una competenza che acquisiamo naturalmente dal momento che cominciamo a parlare e che pratichiamo tutti i giorni, a meno che non si faccia voto di silenzio all’interno di un convento.

E’ un processo circolare che avviene tra due soggetti, colui che parla e colui (o coloro) che ascolta e che assume significato in presenza di una restituzione o feedback che dir si voglia.

La questione è:

Siamo soddisfatti del nostro modo di comunicare? Ci piacerebbe modificare qualcosa per diventare più efficaci?

La prima prova del nove possiamo farla a con noi stessi…che effetto fanno alle nostre orecchie, al nostro cervello, alla nostra pelle, al nostro cuore le parole che ci diciamo?

E quando all’interno della nostra testolina apriamo le porte, ed anche le finestre, a quell’amatissimo personaggio che porta il nome di Dialogo Interno, come stiamo?

Ci piace o ci infastidisce? Fa un bel suono o un rumore insopportabile? E soprattutto come ci comportiamo con il cursore del volume della sua voce?

Se impariamo a migliorare il nostro dialogo interno e scegliamo con cura le parole che ci diciamo possiamo scoprire che le nostre azioni possono essere diverse ed offrici opportunità più confacenti ai nostri bisogni ed ai nostri desideri, come se dipingessimo con in nostri colori preferiti lo scenario che ci stiamo prefigurando.

Possiamo addentrarci per questo nuovo sentiero se vogliamo e, come per ogni percorso che non conosciamo bene, è meglio se ci incamminiamo con scarpe comode ed adatte ed una bottiglia di acqua…nell’esplorazione delle nuove opportunità la funzione delle scarpe e dell’acqua sarà fatta da due cose fondamentalissime: l’attenzione e la consapevolezza.

Due qualità che dovrebbero essere insegnate sui banchi di scuola, saremmo molto più presenti a noi stessi ed agli altri.

Quindi…mi rendo conto dell’effetto che le mie parole fanno sull’altro? E dell’effetto che le parole fanno su d ime?  Quanto sono capace di presenza quando sono in relazione con l’altro?

Come quando balliamo, se non presto attenzione a dove metto i piedi, se non sono consapevole della presenza dell’altro mi ritrovo a condire il mio ballo con mille “scusa!” per i tanti piedi pestati!

Ci muoviamo sempre all’interno di un contesto, che può essere uno spazio fisico ed anche temporale, che da una forma alla mia relazione, come un contenitore che accoglie la mia comunicazione e quella dell’altro…l’augurio è che il vostro contenitore sia come l’acqua che si adatta al recipiente, morbido, flessibile ma anche resistente!

Inoltre è il tipo di relazione che qualifica e classifica la comunicazione, cioè posso parlare dello stesso argomento con due persone diverse, con le quali ho tipi di relazione differente, ma il mio modo di comunicare, cioè come dirò ciò che voglio dire, sarà diverso, adattato al rapporto che ho con l’altro.

Se guardo la relazione dal punto di vista olistico (cioè che l’insieme è maggiore della somma delle parti) posso rendermi conte che nella relazione siamo in 4, io, tu, la relazione e l’effetto che la relazione fa a me ed a te. Due persone che stanno insieme sono sempre le stesse due, sia che si bacino oppure che si urlino in faccia, ma faranno due effetti completamente diversi. E soprattutto chiunque li guarderà avrà percezioni diverse e soggettive.

La mappa non è il territorio dunque, cioè esiste una realtà oggettiva ma tante realtà soggettive quante sono le persone che la fruiscono e non c’è un giusto o uno sbagliato collettivo ma ci saranno visioni differenti ognuno delle quali potrà attagliarsi a quella realtà oggettiva.

Se poi unissi le varie percezioni della stessa realtà oggettiva otterrei un visione molto più allargata, magari non pienamente condivisibile ma possibile.

Partendo da questo concetto, è possibile apprezzare la differenza come opportunità, come un’ulteriore possibilità, come se vedessi il mondo con una lente di un altro colore

Indagando poi l’universo maschile e femminile, così diversi e lontani, è possibile scoprire che è proprio accettando il diverso punto di vista che è possibile un’integrazione, rispettando spazi e tempi, linguaggi e modalità.

Il punto di vista.

 

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